LIBRI

Settanta Acrilico Trenta Lana di Viola Di Grado
Fuoco a cielo
Cuore Cavo di Viola Di Grado
Bambini di Ferro di Viola Di Grado
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DICONO DI

"SETTANTA ACRILICO TRENTA LANA"

THE NEW YORK TIMES

radicale e ricco di incredibili formulazioni liriche.

DER SPIEGEL

LE FIGARO

Ha solo 23 anni, ma possiede la sapienza senza tempo dei grandi artisti.

IL SOLE 24 ORE

THE STAR TRIBUNE

Mai ho letto un debutto tanto geniale come Settanta Acrilico Trenta Lana.

QUE LEER

DICONO DI

"CUORE CAVO"

Una straordinaria impresa di ginnastica linguistica.

THE TIMES
LITERARY
SUPPLEMENT

Ancora più sorprendente del suo precoce successo è quanto maturo sia già il sistema estetico da lei creato.

Un viaggio vorticoso e luminoso nell’aldilà. Il fatto che ne siamo convinti è la prova del linguaggio ipnotico e incantatorio di Viola Di Grado.

THE LOS ANGELES REVIEW OF BOOKS

Un romanzo coraggioso, una prosa scintillante.

Una lingua 

incredibilmente inventiva: la scrittura si esibisce in metafore ispirate.

Scritto con un linguaggio sontuoso e splendide metafore.

THE INDEPENDENT

Amirevole e raggelante. Un trionfo di fattura.

La conferma di un talento unico e visionario.

Viola Di Grado ha fatto il miracolo.

CORRIERE DELLA 
SERA

D-REPUBBLICA

PANORAMA

DICONO DI

"BAMBINI DI FERRO"

Il romanzo che risponde nel modo più compiuto e poetico alle discussioni recenti sulla maternità.

IO DONNA

Viola Di Grado è una delle voci letterarie europee più entusiasmanti di oggi.

 

 

JAMI ATTENBERG

Di Grado ancora spiazzante: quasi che abbia voluto lacerare l'involucro d'una lingua sontuosa e cangiante per consentire alla nuda e dolorosa evidenza del pensiero, alle sue verità, di venire meglio alla luce.

AVVENIRE

Una narrazione di consapevolezza pura. Vibra ovunque la tensione alla visione. Questa narrativa è proprio all’altezza dei tempi e uno dei pochi rimbalzi possibili, capaci di creare l’arco voltaico tra immagine e parola, tra storia e assenza di storia, tra adulto e bambino, tra danno e riparazione dello stesso, tra ragionamento sull’umano e il suo possibile e probabile trascendimento, tra lirico e ciò che una volta fu l’epico, tra narrazione laica e storia sacra.

Un genere nuovo e personalissimo. La struttura narrativa procede per simboli: ideografici, scientifici, filosofici, religiosi. Una vera supplica tragica, un vocativo sul finale: la nostalgia dell'altro

IL FATTO QUOTIDIANO

Provoca uno spiazzamento nei confronti del lettore che pochi, come Viola Di Grado, osano affrontare. Nell’officina conturbante di Bambini di ferro, dalla fascinazione della sua narrazione, dalla vertigine del teatro del mondo dove le maschere umane diventano robot e macchine hi-tech, affiora il dolore del futuro e il sogno del passato, il dolore della storia in cui il Buddha stesso deve tramontare per tornare uomo tra gli uomini.

GIUSEPPE GENNA

LA GAZZETTA DEL SUD

DICONO DI

"FUOCO AL CIELO"

Un libro di sconvolgente bellezza, che va fino in fondo al disastro infinito della follia umana.

BARBARA ALBERTI

''Fuoco al cielo'' ti si cuce addosso e strapparne i lembi sarebbe come perdere parte di te, allora tutto quello che dobbiamo fare è custodirlo gelosamente in noi e ogni tanto sfogliarne qualche pagina per sentirci vivi.

Serviva la penna di Viola Di Grado per raccontare una delle vicende più atroci del Novecento.

 HUFFINGTON POST

IL GIORNALE

Fuoco al cielo ci mostra una forza rara, ed è la forza che possiede la vera letteratura.

SUL ROMANZO

Una medicina amara ma prodigiosa. Viola Di Grado ha un enorme talento, visionario e struggente.

NAZIONE INDIANA

Un'estrema, radicale, orgogliosa protesta contro l'assenza dell'altro e il silenzio di Dio.

LA REPUBBLICA

Fuoco al cielo ha una complessità che lo distanzia molto dalla produzione odierna, tocca certe corde che oggi la letteratura difficilmente riesce a raggiungere.

DIACRITICA

Visionario e poetico come il primo lungometraggio di Lynch, struggente quanto il finale di Addio alle Armi di Hemingway, connotato da un’intensità assoluta.

AFFARITALIANI

BIO

Viola Di Grado nasce nel 1987.  

Si laurea in filosofie dell'Asia Orientale alla University of London. Il suo romanzo d'esordio "Settanta acrilico trenta lana" (Edizioni e/o, 2011), scritto a 22 anni, vince il Premio Campiello Opera Prima per “l'invenzione linguistica spinta fino alla visionarietà”. Vince il Premio Rapallo Carige Opera Prima ed è tra i dodici finalisti del Premio Strega.  

Viene tradotto in dieci paesi.

Nel 2012 è tra i 10 romanzi più venduti negli Stati Uniti secondo la classifica del Marin Independent Journal.

Nel 2013 Di Grado pubblica il suo secondo romanzo, "Cuore cavo" (Edizioni e/o, 2013), vince la Civitella Ranieri Fellowship per lavorare al suo terzo ed è tra gli autori prescelti per l'apertura del Vancouver Writers Fest. Nello stesso anno esce "Il Superuovo" (Feltrinelli - Zoom, 2013) e Di Grado è inclusa tra “gli scrittori più rappresentativi degli ultimi decenni” negli “esempi d'autore” del Dizionario Garzanti 2013.

Nel 2014 "Settanta acrilico trenta lana" è selezionato tra i finalisti dell'International IMPAC Dublin Literary Award.

Nel 2016 "Cuore cavo" è tra i cinque finalisti del PEN Literary Award.

Nello stesso anno, in seguito all'acquisizione di RCS Libri da parte di Mondadori, Di Grado decide di rompere il contratto appena firmato con Bompiani e seguire Elisabetta Sgarbi ed Umberto Eco nel loro nuovo marchio editoriale, "La nave di Teseo", creato per contrastare il monopolio editoriale senza precedenti che si era venuto a creare e sostenere la libertà e pluralità della letteratura.

Ad aprile 2016 esce "Bambini di ferro" (La Nave di Teseo, 2016), un romanzo distopico ambientato in un Giappone del prossimo futuro, in "un mondo in cui il gesto d’affetto non è più spontaneo, deve essere ricreato artificialmente. Un mondo dove l’amore viene affidato a dei dispositivi, solo loro in grado di fornirlo."

"Fuoco al cielo", ispirato ad un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, esce il 21 marzo 2019. "Serviva la penna di Viola Di Grado-commenta Fabrizio Ottaviani su Il Giornale- per raccontare una delle vicende più atroci del Novecento, quella delle ventotto «città segrete» sovietiche contaminate dalle radiazioni".

Due dei temi principali trattati da Di Grado sono l'incomunicabilità e l'alienazione, esplorati attraverso una ricerca linguistica che si avvale di “sottili smottamenti anaforici” e il ricorso a una moltitudine di linguaggi simbolici, tra cui quello delle scritture ideografiche. Nel corso di un'intervista su Fahrenheit su Radio Tre, Di Grado afferma di voler “dimenticare il linguaggio” e cita il filosofo cinese taoista Zhuangzi: “Il linguaggio è una trappola per pesci: quando hai preso i pesci devi dimenticare la trappola”. Cuore cavo racconta la vita di una venticinquenne dopo il proprio suicidio: Di Grado riferisce di aver voluto esplorare la perdita dei confini dell'io e di aver voluto abbattere la barriera che separa vita e morte nelle culture occidentali, presentando la morte “non come evento, ma come quello che in realtà è: un processo.”   La “chirurgia antiestetica” (l'atto della protagonista di Settanta acriilico trenta lana di tagliare vestiti e ricomporli con l'intento di deturparli) è invece uno dei filoni simbolici del primo romanzo: in un'intervista rilasciata a El País, Di Grado spiega che l'atto rappresenta “una ribellione non solo contro il concetto di moda ma in genere contro la possibilità di condividere qualsiasi tipo di identità”.

Altri scritti :

Quell'ideogramma nasconde un oracolo, in Origami- Settimanale La Stampa, 18-05-2016

Settanta acrilico trenta Lacan, in La Psicoanalisi- rivista italiana della scuola europea di psicoanalisi, n. 52, luglio-dicembre 2012

La casa inclinata sull'orlo del burrone, Nuovi Argomenti, n. 61, gennaio-marzo 2013

La Rosa per il Goethe-Institut, Progetto Grimmland, 2012

Parole elettriche, in Non è un paese per donne, Mondadori, 2011

La fine delle frasi fatte (e della vita di Sally Moore), Velvet- Repubblica 2011

Omicidio a luci rosa, AD - Architectural Digest, 2011

 
 

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